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Sesterzio
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Il mwbgsesterzio era una mwbwmoneta romana. Durante la mwcaRepubblica romana era una piccola moneta d'mwcqargento, coniata raramente. Durante l'mwcgImpero romano era una moneta in mwcworicalco (lega di rame e zinco) di ampio mwdamodulo.

Il suo nome deriva dal suo valore originale: inizialmente valeva 2 mwdgassi e mezzo. mwdwSesterzio deriva dal latino mweasemis-tertius, che significa «metà del terzo» (cioè metà del terzo asse).

La sua abbreviazione HS è pure una deformazione del valore della moneta in mwegnumeri romani, dove la "S" sta per "semis", ovvero "metà". Nell'uso arcaico i numeri venivano indicati da una linea orizzontale mediana: inizialmente quindi l'abbreviazione era mwewIIS, semplificata poi dall'uso in HS.cite-ref-klutz-1-0[1] Quattro sesterzi formano un mwgadenario.

Da un valore iniziale di 2 assi e mezzo, in un secondo tempo (quando il valore del denario diventò di sedici assi), il sesterzio assunse il valore di 4 assi.

Con la mwgwriforma monetaria di Augusto, attuata tra il 23 e il 18 a.C., il sesterzio divenne una moneta di grandi dimensioni e d'mwhaoricalco (lega simile all'ottone, color giallo oro). Il sesterzio rappresenta, meglio di ogni altra moneta romana, la grande capacità artistica e interpretativa degli incisori, livelli mai più raggiunti fino all'avvento del conio industriale.

I sesterzi furono anche un formidabile mezzo di propaganda e informazione, in virtù della qualità del conio, delle generose dimensioni e della grande diffusione.

Il sesterzio era anche usato come unità di conto. Somme particolarmente rilevanti erano registrate come mwhwsestertia milia, migliaia di sesterzi.

La stima del valore di un sesterzio è molto difficile, innanzitutto perché rimase in circolazione per almeno 5 secoli, quindi indubbiamente il suo valore fluttuò in questo lungo periodo di tempo. Inoltre il costo di molti prodotti o servizi era radicalmente diverso da quello di oggi: per esempio il costo del lavoro era di gran lunga minore nell'età antica rispetto a quello odierno. Fatta questa doverosa premessa si possono fare delle caute stime riguardo al valore effettivo di un sesterzio. Volendo prendere come riferimento il prezzo dell'mwiqoro, forse quello rimasto più stabile nel tempo e meno influenzato dall'inflazione, possiamo considerare che un mwigaureo, che nel I secolo d.C. pesava circa 8 grammi d'mwiworo, valeva 100 sesterzi. Di conseguenza risulta che un sesterzio era valutato circa 0,08 grammi d'mwjaoro. Al prezzo attuale dell'mwjqoro di circa €60 al grammo, potremmo ricavare che un sesterzio doveva avere un valore compreso tra i 4 e i 5 mwjgeuro.

Questo valore può essere considerato pressoché immutato almeno per tutto il mwkaI secolo d.C. e fino ai tempi della Roma di mwkqTraiano, agli inizi del mwkgII secolo d.C., periodo questo caratterizzato da bassissima inflazione, grazie allo stato florido dell'economia imperiale e alla stabilità interna dello Stato.

Contents

Storia
Note

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Storia

Il sesterzio fu introdotto assieme al mwlgdenario e al mwlwquinario intorno al mwma211 a.C. come piccola moneta d'mwmqargento del valore di 2 assi e mezzo e quindi di 1/4 di mwmgdenario. Il mwmwdenario d'argento pesava 4,5mwna g circa, e quindi il peso di un sesterzio avrebbe dovuto essere di poco superiore a 1,1mwnq g. In genere le monete che ci sono arrivate non arrivano al grammo.

Quando il valore del denario fu portato a 16 assi, il sesterzio prese il valore di quattro assi, cioè sempre un quarto di denario. Fu coniato sporadicamente, molto meno del denario, fino al mwnw44 a.C.

Verso il mwoq23 a.C., con la mwogriforma monetaria di Augusto il sesterzio fu reintrodotto come una moneta di ampio modulo. La maggior parte dei sesterzi furono coniati nella mwowzecca di mwpaRoma, ma dal mwpq64, sotto mwpgNerone (54-68 d.C.) e mwpwVespasiano (69-79 d.C.), la zecca di mwqamwqqLugdunum (Lione) integrò la coniazione. I sesterzi di Lione hanno un piccolo globo sotto il busto.

Il sesterzio di mwqworicalco di solito pesa 25-28mwra g, ha un diametro di 32–34mwrq mm e 4mwrg mm circa di spessore.

La distinzione tra mwsabronzo ed mwsqottone per i Romani era importante. Il nome per l'ottone era mwsgoricalco (mwsworichalcum o mwtaaurichalcum), che derivava dalla parole latine mwtqaureus (oro) e chalcunm (rame): l'oricalco ha questo nome perché assomiglia all'oro, in particolare per le monete appena coniate.cite-ref-2[2]

L'mwuworicalco era considerato di valore doppio rispetto al mwvabronzo. Per questo motivo il mezzo-sesterzio (mwvqdupondio) aveva circa le stesse dimensioni e peso dell'mwvgasse di mwvwbronzo pur valendo due assi.

I sesterzi furono coniati finché nel tardo III secolo non ci fu un netto peggioramento della qualità del metallo e della battitura anche se i ritratti rimasero rilevanti.

Gli imperatori rifondevano i sesterzi dei loro predecessori per coniare le nuove monete; in questo processo lo mwwgzinco nella mwwwlega tendeva a diminuire a causa della vaporizzazione durante la fusione ad alta temperatura necessaria per rifondere la lega (lo mwxazinco fonde a 419mwxq °C ed ha una temperatura di ebollizione di 907 °C, inferiore a quella del mwxgrame che fonde a 1085mwxw °C). Il metallo perso era sostituito con rame o addirittura con piombo. Di conseguenza i sesterzi più tardi tendono ad essere più scuri e sono anche battuti su tondelli preparati con minor attenzione (cfr. il sesterzio di mwyaOstiliano).

Il graduale impatto dell'mwyginflazione causata dal mwywdeprezzamento delle monete d'argento fece sì che il potere d'acquisto del sesterzio e delle monete minori come il mwzadupondio e l'mwzqasse fosse in costante diminuzione.

Nel I secolo d.C. le monete minute dominanti erano il dupondio e l'asse, ma nel II secolo, con la crescita dell'inflazione, il sesterzio divenne la moneta minuta più diffusa. Nel III secolo la monetazione d'argento conteneva sempre meno argento e sempre più rame o bronzo. Negli mwzwanni 260 e mwaa270 la moneta principale era il doppio denario, o mwaqantoniniano, ma queste piccole monete contenevano quasi esclusivamente rame. Benché valessero teoricamente otto sesterzi, il sesterzio medio valeva quasi più del metallo che conteneva.

Alcuni degli ultimi sesterzi furono coniati da mwawAureliano (270-275).

Negli ultimi anni della sua coniazione, ridotto in dimensioni e qualità, fu coniato per la prima volta il mwbqdoppio sesterzio da mwbgDecio (249-251) e poi in grande quantità da mwbwPostumo, imperatore dell'mwcaImpero delle Gallie (mwcq260-mwcg268). Postumo usò mwcwbattere spesso la propria immagine ed i propri titoli su vecchi sesterzi deteriorati. Il doppio sesterzio si riconosce dalla corona radiata indossata dall'imperatore, una caratteristica che già in precedenza distingueva il dupondio dall'asse e l'antoniniano dal denario.

Col tempo molti sesterzi furono ritirati dallo Stato, ed anche dai falsari, per rifonderli e coniare gli antoniniani, il che non fece che peggiorare il processo inflattivo.

Con le riforme monetarie del IV secolo il sesterzio cessò di essere coniato.

Il sesterzio come unità di conto

Il sesterzio era anche usato come unità di conto standard, rappresentato nelle iscrizioni con il monogramma HS. Somme elevate erano registrate come mwigsestertia milia, migliaia di sesterzi, con la parola mwiwmilia spesso omessa/sottintesa. Il ricchissimo generale e uomo politico della mwjaRepubblica romana, mwjqCrasso, che aveva guidato la guerra contro mwjgSpartaco e che faceva parte del mwjwprimo triumvirato, secondo mwkaPlinio il Vecchio aveva mwkqproprietà del valore di 200 milioni di sesterzi.

Le scritte di mwkwPompei mostrano uno mwlaschiavo venduto all'asta per 6252 sesterzi. Una tavoletta per scrivere proveniente da mwlqLondinium (mwlgLondra), databile 75-125 d.C., registra una vendita ad un uomo chiamato Vegetus di una giovane schiava gallica chiamata Fortunata per 600 denari, pari a 2400 sesterzi. È difficile fare comparazioni con le valute o i prezzi attuali, ma per la maggior parte del I secolo un mwlwlegionario ordinario era pagato 900 sesterzi all'anno, che salirono a 1200 sotto mwmaDomiziano (81-96), equivalenti a 3,3 sesterzi al giorno.

Era utilizzato anche nella mwmgtabula alimentare di Veleia per indicare quanti sesterzi spettavano alle famiglie bisognose con figli legittimi: 16 sesterzi al mese per i maschi e 12 sesterzi per le femmine.

Note

cite-note-klutz-11. Klütz: mwoqMünzname..
cite-note-22. mwpqPlinio il Vecchio: mwpgmwpwNaturalis historia 34.4): mwqaaurichalci bonitatem imitatur in sestertiis dupondiariisque.

Bibliografia

• citerefkl-tz(DE) Konrad Klütz, Münznamen und ihre Herkunft, Vienna, moneytrend Verlag, 2004, ISBN 3-9501620-3-8.
• citerefmartinoriEdoardo Martinori, La moneta - Vocabolario generale, Roma, Istituto italiano di numismatica, MCMXV (1915).

Opere specializzate

• mwsq(LA) Jacques De Bye, mwsgImperatorum Romanorum a Julio Caesare ad Heraclium usque Numismata Aurea, Anvers 1627. mwswLien vers l'ouvrage
• Alphonse De Schodt, mwtqTerme sur les médailles d'Octave-Auguste, in Revue belge de numismatique, Bruxelles 1883. mwtgLien vers l'ouvrage
• mwuaJean de Witte, mwuqMédailles de Bonosus, in mwugRevue numismatique, Paris 1859. mwuwLien vers l'ouvrage
• Alfred Merlin, mwvqLes revers monétaires de l'empereur Nerva, Paris 1906. mwvgLien vers l'ouvrage

Voci correlate
Altri progetti

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• Wikimedia Commons

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itsesterzio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaAngelo Segrè, SESTERZIO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936.
• citerefbritannica-com(EN) sesterce, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.